RAI Scuola

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  1. Donato Piccolo, nato nel 1976, è stato da sempre attratto dalla tecnologia e dalla scienza. Aveva appena iniziato la sua attività artistica quando fu coinvolto in una collaborazione con un team di ingegneri  presso il Centro Nazionale delle  Ricerche, dai quali apprese elementi di meccanica e di robotica che segnarono definitivamente  il suo percorso creativo.  In seguito fece l’assistente di diversi artisti, come Giacinto Cerone e Sol Lewitt, dai quali assimila il plasticismo multiforme ed espressivo. Piccolo realizza le sue sculture dopo averle disegnate, assemblando oggetti e materiali diversi in cui gioca un ruolo importante la componente robotica; questi elementi interagiscono di volta in volta con riferimenti alla storia, alla filosofia, all’antropologia e alla scienza.   La sua ricerca è profondamente coinvolgente e emozionale: vive il suo lavoro di artista così intensamente che il suo fisico ne risente e si trasforma ogni volta che elabora un’idea particolarmente complicata. Le creazioni meccaniche di Donato Piccolo ci catturano in una dimensione infantile con il fascino di un giocattolo, per poi farci riflettere sul componente tecnologico che sempre di più condiziona le nostre vite.  L’artista ci fa immaginare con un senso di sgomento un futuro prossimo in cui  saremo dominati dall’intelligenza artificiale, e si chiede beffardamente se non sarebbe più appropriato definirla deficienza artificiale.  Trasmette le sue perplessità agli osservatori creando opere apparentemente “senza senso”, come egli stesso le definisce. Un braccio meccanico con le dita della mano articolate che si aprono e chiudono, schiacciando una lattina di Fanta, diventa così Fantascienza; oggetti di uso quotidiano come una scatola di biscotti  o un abat-jour  sono trasformati  da Piccolo e ora camminano su delle zampe invadendo lo spazio  come fossero grandi insetti alla ricerca di cibo;  un paio di gambe artificiali metalliche corrono meccanicamente calzando scarpe da ginnastica su un terreno di nebbia, metafora sull’incertezza del futuro tecnologico e allo stesso tempo un  riferimento riscaldamento globale? Esplora i territori della psicanalisi, come nella mostra personale dal titolo Thinking the Unthinkable (partita nell’autunno 2017 dall’Ermitage a San Pietroburgo per poi essere presentata a New York e al Maxxi di Roma), dove un’ iperrealista testa maschile  parla, capovolta sotto un tavolo, scandendo  con la sua voce meccanica:  “Tutto quello che non riusciamo a capire è dentro il nostro cervello / Tutto quello che non riusciamo a vedere è dentro i nostri occhi / Tutto quello che non riusciamo ad immaginare è il nostro futuro”. Dall'11 ottobre al 1 dicembre 2018 Donato Piccolo sarà alla Galerie Italienne di Parigi con la mostra personale Donato Piccolo. La Giocanda che cammina.     
  2. Nel primo volume della trilogia di Antonio Forcellino, Il secolo dei giganti, intitolata Il cavallo di bronzo (HarperCollins), si raccontano infanzia e giovinezza di Leonardo da Vinci, ma si raccontano anche gli intrighi politici e amorosi che agitano in quel periodo Firenze, Milano, Roma e varie altre città italiane. Il libro è scandito da capitoli corrispondenti ai papi che si susseguono dal 1447 al 1503: anni decisivi per la storia dell'arte italiana, grazie al diffuso mecenatismo dei potenti e a un'incredibile fioritura di talenti (Leonardo muove i primi passi nella bottega del Verrocchio, accanto a un invidioso Botticelli; Michelangelo si afferma come scultore e il Perugino come pittore; papa Sisto IV dà il via agli affreschi della Cappella Sistina; appare sulla scena Raffaello). L'infanzia di Leonardo con i nonni e lo zio nel piccolo paese di Vinci è serena: nonostante la sparizione della madre (stuprata giovanissima e mai più riapparsa nella vita del figlio) e la freddezza del padre notaio, il ragazzo è circondato da affetto e coltiva i suoi straordinari talenti (per il disegno, per l'osservazione della natura, per lo studio). Forcellino descrive l'iniziazione amorosa di Leonardo da parte del coetaneo Paolo e poi i suoi bagordi fiorentini; l'amicizia con Lorenzo il Magnifico e sua moglie Clarice; il rapporto più difficile con Ludovico il Moro a Milano (ma l'amante di questo, Cecilia, è legatissima a lui); il lavoro di ritrattista, organizzatore di feste e scultore. Nella nota finale, Antonio Forcellino che è studioso rinascimentale e restauratore scrive: "ho voluto rimettere insieme in una grande storia romanzata tutto ciò che mi aveva emozionato, raccontando per primo a me stesso gli avvenimenti che in genere si studiano in maniera troppo settorializzata". Nell'intervista abbiamo parlato del passaggio da studioso a narratore, dei temi e della struttura del libro e dei cinquecento anni dalla morte di Leonardo da Vinci che ricorrono nel 2019 e vedono Antonio Forcellino nel comitato per le celebrazioni istituito dal Ministero dei Beni Culturali. Antonio Forcellino è nato a Vietri sul Mare il 5 dicembre 1955. Architetto, scrittore e restauratore, si occupa soprattutto di arte rinascimentale. Tra le opere che ha restaurato: il Mosè di Michelangelo, l'Arco di Traiano di Benevento, le facciate del Duomo di Siena e del Duomo di Orvieto.
  3. Duecentosedici ospiti provenienti da cinque continenti, centododici incontri: la dodicesima edizione di Internazionale a Ferrara si presenta così. La manifestazione si terrà dal 5 al 7 ottobre e il programma è stato presentato oggi a Roma dal direttore di Internazionale Giovanni De Mauro e da Chiara Nielsen, vicedirettore del settimanale, che dirige il Festival insieme a Luisa Ciffolilli. Da De Mauro e Nielsen ci siamo fatti descrivere contenuti e obiettivi di questa tre giorni di incontri con giornalisti, scrittori, artisti, economisti, attivisti da tutto il mondo. Tra gli argomenti in primo piano i movimenti femministi, la xenofobia, le disuguaglianze economiche, la povertà alimentare, lo stato dell’informazione. Ampio spazio alla cultura con gli scrittori Hanif Kureishi, Zadie Smith, Jhumpa Lahiri, Domenico Starnone; il disegnatore Vittorio Giardino; la traduttrice americana di Elena Ferrante Ann Goldestein. Tutto il programma è consultabile https://www.internazionale.it/festival/programma
  4.   Il prossimo 28 settembre a Roma, con un concerto della giovane pianista Valeria Cristea Nechita, si conclude la seconda edizione del Festival Internazionale La Musica dei Pre accademici. L’artista, diciotto anni, diplomata nel 2017 con il massimo dei voti, lode e menzione d’onore presso il Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino, si esibirà in un recital pianistico nel quale interpreterà musiche di Ludvig van Beethoven, Fryderyk Chopin, Felix Mendelssohn Bartholdy e Maurice Ravel. La rassegna, ideata dal maestro Catalina Diaconu, che ne cura anche la direzione artistica, ha proposto per il secondo anno, una serie eventi tra aprile e fine settembre, con lo scopo di sensibilizzare il pubblico e le istituzioni nei confronti dell’educazione musicale dei giovani in età pre universitaria e contribuire all’intensificazione del dialogo interculturale fra studenti di varie nazionalità con la comune passione per la musica. Fra i ragazzi partecipanti ai concerti finali del Masterclass tenuto da Catalina Diaconu fra il 31 agosto e il 7 settembre in Toscana, Samuele Cuicchio, Giacomo Refolo, Pier Paolo Vandilli accanto ai giovani di origine romena Elisa Barbalata, Georgiana Barbalata, Mihail Diaconu, Erin Ignat, che si sono esibiti in un ricco programma di musiche di tutte le epoche: da Bach e Haydn a Mozart, Beethoven, Schubert, Chopin, Debussy fino a Scriabin e Bartok. Altri giovani talenti di varie nazionalità hanno portato il loro contributo alla riuscita del Festival in occasione degli eventi organizzati presso la Libera Accademia di Roma ad aprile e a Valmontone, presso lo splendido Palazzo Doria Pamphilj, il 3 giugno scorso. Per partecipare al concerto del 28 settembre, che si svolgerà alla Casa dell’Aviatore alle ore 18 (ingresso libero), è consigliata la prenotazione a questo indirizzo: segreteriasezione@romadue-broglio.eu.   Il progetto è patrocinato, tra gli altri, da: Roma Capitale, l’Ambasciata di Romania in Italia, la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, il Comune di Cetona, il Comune di Valmontone, la Fondazione Internazionale “Cantiere d’Arte” e l’Istituto Musicale “W. H. Henze” di Montepulciano.